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Lunedì, 20 Aprile 2020 17:18

La scuola si è presa il coronavirus

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Ciaone scuola direbbe qualcuno.

La scuola è stata infatti la prima vittima del virus.

La didattica a distanza

Colti assolutamente impreparati sul fronte sanitario ed economico (e già: i nostri “statisti” pianificatori il 31 gennaio hanno chiesto i pieni poteri, ma solo per mettere agli arresti domiciliari gli italiani), non poteva essere altrimenti per la scuola. Ai nostri “statisti” basta cianciare; “la soluzione l’abbiamo: è la didattica a distanza”. Peccato che la ciancia si sia immediatamente schiantata contro la realtà: connessioni internet a macchia di leopardo tra le famiglie italiane (sottolineiamo anche a costo loro?), mancanza di tablet e pc per i discenti (vogliamo parlare dei fratelli che devono condividere l’unico pc o tablet di famiglia?), mancanza di standard sulle piattaforme digitali da utilizzare (affidate alla buona volontà dei più tecnologici tra gli insegnanti), impreparazione ad affrontare la didattica digitale, non per colpa loro, di un notevole numero di insegnanti.

La spesa per il sistema scolastico

Ma il coronavirus (sarà ricordato come il “virus verità” viste tutte le magagne che ha portato a galla?), ha portato alla luce anche come e quanto si spende per il sistema scolastico. Visto che i numeri parlano, andiamo a vederne qualcuno; prendetevi qualche minuto per leggere il prossimo grafico e le tabelle.

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 Come avrete notato:

  • L’investimento in formazione (pubblica in senso stretto e paritaria) in Italia in percentuale al PIL, è pesantemente sotto la media europea e a quella dei paesi con cui i nostri rappresentanti amano confrontarsi. E questo anche al netto del fatto che in Europa le scuole come la paritaria italiana sono, oltre che sottoposte al controllo pubblico, anche totalmente o quasi finanziate dallo stato a differenza di quelle italiane (per confrontare in maniera più precisa le percentuali italiane con quelle europee, si dovrebbe aumentare la percentuale italiana esposta nella tabella rispetto al PIL, di uno 0,3% ma, comunque, il discorso non cambia nella sostanza).
  • Che siano di destra, di centro o di sinistra, tutti i partiti sembra abbiano l’obiettivo di rendere il popolo italiano più ignorante. Probabilmente pensano che, dal momento che non troveranno lavoro, è inutile spendere per formarli questi benedetti giovani; perciò è coerente la scelta di investire una percentuale sempre minore del PIL in formazione.

Veniamo ora all’organizzazione del sistema scolastico italiano che si basa, come in tutta Europa ma con qualche articolazione in più e molti finanziamenti in meno, su istituti pubblici, pubblici paritari, privati.

Anche qui, partiamo dai numeri altrimenti i fenomeni non si possono interpretare. La prossima tabella non riporta i dati delle scuole private poiché non sottoposte al controllo da parte del Ministero e quindi libere sia nello stabilire le rette che i programmi (con conseguente non validità legale del titolo di studio ma con il vantaggio che i rampolli possono fare gli incontri “giusti”). Vengono quindi riportati solo i dati relativi alle scuole pubbliche in senso stretto e a quelle paritarie che fanno parte del servizio pubblico e dove la retta non può superare il costo standard stabilito dal Ministero e i programmi e i titoli di studio sono parificati.

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Dalla tabella si deduce che:

  • Gli allievi delle scuole paritarie sono poco più del 10% del totale.
  • Soprattutto nei servizi per l’infanzia (asili nido e materne) il servizio svolto dalle paritarie fa da supporto a un evidente buco di servizio da parte del pubblico in senso stretto. In sostanza, per questo ordine di scuola,  la scelta da parte dei genitori non è dettata da motivazioni di ordine religioso, di comodità logistica o altro bensì dal fatto che, altrimenti, non si sa dove mettere il pupo o la pupa. In termini più generali, la crisi economica conseguente al covid-19, avrà come conseguenza che almeno il 30% (così stimano alcuni) se non di più dei fruitori di servizi educativi delle paritarie, si riverseranno nel sistema pubblico in senso stretto.

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Ora: il ministro Azzolina ci ha pensato? Ha pensato a come riorganizzare la scuola pubblica per evitare di avere classi pollaio e a dove mettere gli studenti? (non vorrei che a qualche genio venisse in mente di eliminare i laboratori o le palestre per trasformarli in aule). Ha pensato a mettere a budget almeno un paio di miliardi di euro di costi aggiuntivi (uno studente costa tra i 6 e gli 8 mila euro all’anno) se 300.000 studenti si riverseranno nelle scuole pubbliche in senso stretto? (a meno che pensino di chiudere fisicamente le scuole e fare solo didattica a distanza: potrebbe essere un’idea, così sai che risparmio). Visto che possiamo dare per assodato che nulla vieterà ai nostri “statisti” di mettere gli studenti agli arresti domiciliari per lunghi periodi anche in futuro, ha pensato a come dotarli (tutti) di strumenti idonei alla formazione a distanza e a mettere a budget i relativi costi? Il ministro del lavoro e delle politiche sociali ha pensato a come ricollocare le decine di migliaia di insegnanti e ausiliari che perderanno il lavoro negli asili nido e nelle materne paritarie o a bandire concorsi per assumerne comunque di nuovi (o i bimbi li lasciamo in autogestione)?

Le soluzioni sono tante e possono andare dal dare supporto alle scuole paritarie all’espropriarle o anche a requisirle prendendone la gestione da parte dello stato e trasformandole in scuole pubbliche in senso stretto. Ma certo non si può far finta di niente e sperare che le famiglie con bambini che necessitano di asili e scuole materne spariscano o che si possano fare classi da 35 studenti nelle scuole secondarie mantenendo un livello dignitoso di didattica (ma i nostri rappresentanti se ne fregano perché tanto i loro pargoli potranno frequentare le scuole private internazionali, dove si fanno gli incontri “giusti” e si impara ”l’inglese”).

Ministr@ (così siamo politically correct sul gender, perché è questo ciò che veramente conta, mica far funzionare un paese) Azzolina: se c’è, batta un colpo e faccia quello per cui è pagata. Se non è in grado, si faccia da parte perché settembre è vicino e l’organizzazione del prossimo anno scolastico sarà cosa un po' più complessa del solito e implicherà scelte politiche oltre che organizzative ed economiche. A meno, come al solito, di accontentarsi di fare gli “statisti” della domenica.

Nota: a cominciare dal governo Monti la classe politica ha deciso di colpire l'istruzione, nell'ottica di produrre schiavi ideali; e lo schiavo ideale è quello che è schiavo senza saperlo, e quindi non ha coscienza del proprio stato di oppressione, né dell'esigenza della propria liberazione. Ecco perché il sistema liberista coltiva l'ignoranza di massa. E lo fa tagliando gli investimenti all'istruzione.

mr

 

 

Letto 642 volte Ultima modifica il Sabato, 25 Aprile 2020 16:05
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